giovedì 16 dicembre 2010

"Il Pranzo di Natale"

Voglio fare da palcoscenico ad una cara amica nonchè futura zia,e presentare a tutti questa bellissima storia di Natale.

Era fuggita.
Fuggita dal suo amore non corrisposto, dal freddo nero della cattiveria. Fuggita dalle botte, dalla fame, dalle urla puzzolenti di quella casa. Dalla noia grigia che trasformava le camicie a righe in camicie a quadri.
Dalla brutalità di insulti che le crepavano gli occhi nocciola di lacrime.
Era la mattina di Natale.
Suo fratello si era svegliato con lei ed era rimasto a guardarla. Non un saluto, nemmeno piccolo, incatenato al suo presente.
Lei aveva pensato a quante esse e a quante erre ci stanno in un sussurro.
Ora correva a perdifiato giù dalla collina marcia, l'aria che le fischiava nelle orecchie sotto al cielo che si faceva giorno richiamando all’appello pesanti nuvoloni.
Ogni muscolo gridava scappare.
Si era ritrovata nel bosco, aveva superato il lago ghiacciato per poi perdersi fra gli abeti scampati alla furia dicembrina dell'addobbo a tutti i costi.
Fu così, trafelata, impaurita e infelice che si trovò davanti quella capanna sgangherata, col comignolo sbuffante.
Prese fiato. Una luce accesa.
Si fece avanti alla finestra e guardò dentro.
Vide così una stanza accogliente, con un fuoco vivo al centro.
Vide arrivare Speranza, di verde vestita, ultima come suo solito, avvolta di tulle, smeraldi alle dita. Gioia che l'abbracciava per regalarle il suo benvenuto.
Riconobbe Entusiasmo  che raccontava una storia, in testa un vistoso cappellino arancione, mentre Fiducia, in mille veli trasparenti, portava su un vassoio calici stracolmi di cioccolata calda.
Scorse Passione in disparte, taciturna, conturbante e profumata, che si rinfrescava di tanto in tanto con un prezioso ventaglio rosso, in tinta con le scarpe dai tacchi sottili.
Notò che Pace aveva al collo una morbida sciarpa gialla dai cui bordi sbocciavano margherite e sorrideva felice ad Amore, nuda come suo solito.
Vide Generosità che distribuiva pasticcini mentre Coerenza si guardava intorno fiera, attraversando la stanza con passo deciso nel suo tubino viola.
Osservò Giustizia giocherellare con i suoi sassolini azzurri fra le mani.
D'un tratto Solidarietà fece risuonare una campanella per richiamare Attenzione e Ricchezza di spirito si scostò la chioma dal volto, seminando buone idee sul pavimento.
Armonia si illuminò e in sottofondo salì una musica struggente, che le rubò un sospiro.
I piedi nudi di Carità, gli scarponi pesanti di Perseveranza, le morbide pantofole scozzesi e rugose di Saggezza si mossero verso il centro della stanza.
Solo allora notò il pentolone sospeso sul fuoco. Pensò al pranzo di Natale.
Ma poi vide Intelligenza che senza fretta vi si immergeva dentro.
Una ad una le buone cose si tuffavano nel bollore che si tingeva di sfumature mai viste nei quadri.
Quando l'alluce di Forza d'animo sparì nel calderone (si era buttata di testa, abbracciata a Coraggio), restò fuori solo Tolleranza, che esitò. La vide ricordarsi di prendere la sua piccola borsetta brillante d'indaco prima di raggiungere le altre.
L'aria tintinnava.
Il pentolone si fece maestosamente iridescente e lei si scostò appena dalla finestra, sentendo un ruggito simile a tempesta.
Continuò a guardare, ora cullata da un suono dolce come risacca che gonfia l'oceano.
Il pentolone prese a danzare vorticosamente e al culmine di una piroetta si sollevò da terra e prese a volare.
Su, su, su, fino al soffitto, a solleticare le ragnatele, lo vide imboccare il camino e poi volteggiar su, sul tetto e ancora più in alto dell'alto, lasciando una scia gusto caramello, frutta esotica, caffè, torta di mele e pizza.
Il calderone, arrivato all'altezza giusta, si rovesciò.
Il contenuto,  amalgamato come maionese fatta in casa, si sparse in ogni angolo della terra, trasportato dalla neve, rannicchiato in gocce di pioggia, o a cavallo dei raggi del sole, in piccole particelle invisibili e pulsanti.
Respirò a fondo. Nel riflesso della finestra si specchiò, per la prima volta sentendosi bene, come miele nel barattolo.
Felice.
Felice di aver capito il perché a Natale sono tutti più buoni.
Felice di esser l'unico cane al mondo ad aver visto l'arcobaleno in una pentola.
E se ne andò, scodinzolando.

Sara Barberis



Nessun commento:

Posta un commento